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Giraglia Rolex Cup 2010

10 giugno, giovedì sera

L’arrivo a Fezzano dove il Vaem ci aspetta avviene sempre alle ore piccole. Anche stavolta.
Nel silenzio della notte, quando le sartie parlano tra loro e le cime tese cigolano e le drizze rispondono alla brezza notturna producendo, tutte insieme, quel suono proprio del porto, esattamente come anche il bosco ha i suoi suoni.
Nel silenzio e nel buio del porto, vedere accendersi le luci d’albero del Vaem e vedere la nostra barca risvegliarsi unica tra le altre nel bel mezzo della notte, beh, questo da’ una certa emozione: proprio questo e’ il segnale d’inizio. La terza esperienza alla Giraglia del Vaem e nostra insieme a lui ha inizio.
Il trasferimento verso Sanremo, da quest’anno linea di via della prima regata e punto d’arrivo della lunga, e’ tutto a motore con l’equipaggio diviso in due turni: chi dorme sottocoperta e chi dorme sopra.
Se ne accorgerà anche un elicottero della finanza che, insospettito dal veder avanzare una barca senza timoniere e con un’unica persona in coperta distesa carponi sulla tuga, si avvicinerà a tre metri dall’albero per controllare che ci siano almeno dei sopravvissuti su quella che sembra essere la zattera del Medusa.

  11-12 giugno, venerdì sera e sabato

Nonostante il lassismo dell’equipaggio, il Vaem, novello “Erbie”, ci porta a destinazione.
Facciamo in tempo a bere un aperitivo molto frugale allo YC Sanremo, a farci spennare per una pastasciutta con bottarga e aglio (molto aglio) al “Porto Vecchio e, alle 23.00, con improbabile puntualità, la Sanremo St. Tropez ha inizio.
90 miglia di bolina, oscillando tra vento poco e pochissimo, con solo qualche piccola correzione di rotta.
Nella notte, con il poco vento e la troppa stanchezza ci si alterna nei turni. Il buon lavoro di un equipaggio finalmente tornato sotto il controllo di Roby, consente di avanzare discretamente; poi c’è sempre chi dorme niente e chi troppo.
Il rischio e’ quello che la calma piatta ci costringa al ritiro visto che bisogna arrivare in TM entro le 18 a St. Tropez.
Ma il vento non si vede e impieghiamo tre ore da Nizza a Cannes. Fino a mezzogiorno, quando finalmente entrano 7/8 nd di vento e la navigazione riprende un po’ più spedita.
Concentrazione, qualche scelta giusta, la ricerca di ogni refolo d’aria alla fine ci fanno andare; a St. Tropez siamo davanti ai cugini di Orcamiseria e a tanti altri.
Come sempre ci si ritrova in molti sulla linea del traguardo, ma il nostro 14mo posto non e’ niente male, primi tra le scuole di vela.
Bisogna ancore trovare un ormeggio in andana (6/7 barche affiancate in banchina), regolarizzare le iscrizioni, trasbordare bagagli e viveri al residence.
Riusciamo persino a fare il bagno in piscina poi pastasciutta di Andrea. Persino meglio da cuoco che da prodiere. St. tropez resta un paesino incantevole, sembra un acquarello di uno dei tanti pittori che verso sera trovi lungo il porto. Qui la mondanità si confonde in questi giorni con un mondo diverso, quello della vela, animato da tanti folli armatori (ne conosco uno anch’io) che investono grandi cifre per riuscire a mettere la prua sulla linea di arrivo per primi (e, diciamolo pure, anche il nostro non ha badato a spese per gli ingaggi!).
Insieme ai grandi yacht trovi poi i piccoli sloop fatti da equipaggi e investimenti minori, ma non da minor passione e fatica.
E noi siamo chiaramente del primo tipo.
Arriva la sera, ti accorgi che i ritmi di Milano, le sue 12 ore di lavoro, nulla sono in confronto a quelli sostenuti e imposti qui dall’armatore.
Otto persone che si danno da fare, che si dividono i compiti, che lavorano duro, sempre disponibili ad aiutarsi; diciamolo pure, anche questo rende la Giraglia ciò che è.
Alle 24 la giornata si conclude. Stracchi morti, ma forse per noi ci sarà un fuori-busta... chissà...

 

Giraglia Rolex Cup 2009

12 giugno, venerdì.

Non tutti i giorni si parte da Milano in 5 alle nove di sera per andare a Fezzano (dopo essersi fermati alla “Stazione” di Borgotaro come al solito per una cenetta fuori orario) dove, come ben sapete, è ormeggiato il VAEM III, con l’idea di partire alla volta di St. Tropez.
Non tutti i giorni si arriva giù al porto di Fezzano all’una di notte e si comincia a preparare la barca a imbarcare le vele per la regata a scaricare i pesi superflui a imbarcar bagagli e cambusa.
Non tutte le notti si salpa alla volta di St. Tropez alle 4.20 del mattino.
Però ci sono giorni e notti così. E se Roberto dice si salpa, si salpa anche se si sta già stanchi morti.

Si salpa a motore, tutti in coperta a guardarsi Porto Venere tutta illuminata, poi a decidere chi comincia a dormire e chi sta in pozzetto.
Onda lunga e formata tutta notte, si balla senza ritegno. Sarà così per 90 miglia poi tira un venticello freddino che ci permette di issare randa e la velocità aumenta di un Kn.
Claudio stramazza, la stanchezza e il sole lo mettono fuori uso: dormirà sottocoperta 12 ore filate. Gli altri si sobbarcano tutto il lavoraccio: alle 4 del mattino il porto si St. Tropez ci rifiuta l’ormeggio e si deve dormire (leggi pisolino: alle 8 tutti in piedi) a Marine de Cogolin.

 

VAEM terzo

13 giungo, sabato

C’è un problema da risolvere e bisogna almeno provarci: è così che Roberto e Marco si passano un’ora e mezza ciascuno in testa d’albero sotto il sole a picco. Poi si entra finalmente in porto a St. Tropez in una folla di barche mai vista: a entrare, a uscire, a far giri per trovar posto, a far bella mostra proprio dove devi passare tu, un macello mai visto. Noi ci si è messi in andana in terza fila e ora di sera eravamo in cinque barche affiancate.
Non tutti i giorni le cose vanno dritte e così non si trova aperto l’autonoleggio, non si trova un taxi, si resta impallati fino alle otto di sera con montagne di bagagli già sbarcati in queste faccende affaccendati.
Finalmente alle 21 tutti a casa, una doccia, una pasta e poi a riguardare il bando di gara. Ci si riposava di più al lavoro.
Domattina alle 10 la prima regata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VAEM terzo

 
14 giungo, domenica

Di Gianluca, il più grande, pare, dice lui, la su’ mamma, gli amici, il più grande randista di tutti i tempi, vi dirò un’altra volta.
Una ragazza barcollante (si vede che è andata a letto un’ora fa e che ovunque vorrebbe essere tranne che qui) che scende da un’auto scassata posteggiata in divieto di sosta e ci guarda torva, per noi rappresenta la salvezza: è l’impiegata dell’autonoleggio, spedita alle 9.00 di domenica mattina dal titolare dell’agenzia a darci la macchina. Alla fine ci lascia anche posteggiare nel parking dell’autonoleggio, per questi giorni, gratis. E brava la nottambula!
Al porto non c’è ‘sto gran tempo perché alle 10 le vele sono già chiamate sul campo di gara.
Per chi non ha provato, bisogna raccontarlo. La partenza di una regata (anzi di 4 regate, cadenzate per le diverse categorie) è un evento notevole. 230 barche, mi pare. Tutte a girar in giro, tagliarsi la strada, prendere le misure dalla linea di partenza, provare la virata sotto la barca giuria, ammucchiarsi, chiamarsi, insultarsi. Il mercato dei buoi, ma a ridolini. I ganzi che mostrano i muscoli prima del ballo. Ma anche una festa di colori e rumori di winch, di grida, di acqua solcata da prue di tutte le misure, di gente indaffarata a bordo o che ancora prende il sole (come a dire: noi non ci facciamo impressionare, quando sarà il momento vi faremo vedere…).

Al via si fila bene, appena sopravvento a noi solo due barche,siamo partiti in barca giuria. La prima virata prepara una serie di bordi lunghissimi a coprire la decina di miglia alla boa più lontana. Siamo ben posizionati, davanti a noi solo due barche.
Poi il vento gira a sinistra e noi siamo in un lato del campo di regata che non ci premia molto.
Com’è come non è ci arriviamo piuttosto scaduti alla lay line e due bordi brevi ci riportano in boa per la strambata e l’issata di spi.
Tutto si svolge senza problemi , il vento cala, dietro di noi ancora tante barche, accorciano il percorso, strambiamo sempre senza intoppi, guadagniamo su qualche barca davanti a noi.
Oramai poco possiamo fare, rosicchiamo acqua ai nostri concorrenti , cerchiamo il vento, cerchiamo di far camminare la barca stringendo un
po’ di più il vento. Ma alla fine tutto si risolve cercando di difenderci dagli avversari che inseguono.
Arriviamo sulla linea di arrivo, si sente il fischio dei giudici di gara. Dietro di noi almeno venti imbarcazioni. Non tutte della nostra categoria.
Ammainiamo lo spi, facciamo rotta verso il porto di St Tropez, vogliamo guadagnare almeno il posto in banchina per non dover attraversare le solite 4-5 barche prima di scendere.
Cosi è ! c è abbastanza soddisfazione per la prova fatta, sappiamo che tutto si è deciso in quel salto di vento. Peccato non aver fatto la scelta giusta, ma le variabili sono sempre tante. Il vincere, il posizionarsi bene non è legato solo al non fare errori nelle manovre.
Partire bene, scegliere il campo giusto sono alcune delle condizioni necessarie per avere la meglio.
La giornata non è finita! Dopo una breve pausa durante la quale abbiamo il tempo di sorseggiare una bibita e Roberto può finalmente addentare il primo mezzo panino della giornata, si va in testa d’albero.
Sono le 17,30 Marco si prepara, sale. Il panorama è splendido ma dopo due ore forse , come dirà più tardi, anche la terra ferma ha il suo perché. Anche Marco è splendido e molte fanciulle levano gli occhi a rimirarselo lassù che volteggia…
Dopo aver ammainato lo strallo un paio di volte finalmente riusciamo a terminare la riparazione , indispensabile nella regata lunga.
Sono le 20.50, adesso facciamo rotta verso il residence. Ed abbiamo persino l’auto per arrivarci! Una doccia, la cena e sono le 0.30 quando qualcuno può vedere il letto, lasciato alle 06.50 del mattino.
Per chi scrive, tutto è rimandato di poco ancora. Buonanotte.

 

VAEM terzo

 

VAEM terzo

15 giugno, lunedì

Siamo già a lunedì, così sembra. Risolto ieri il problema in testa d’albero, tutto ora ha un ritmo più rilassato. Più rilassata la sveglia, la colazione, più rilassati noi; anche il vento un po’ in relax e si deve aspettare fin oltre mezzodì perché abbiano inizio le prime procedure di partenza.
Intanto, attendendo il via, si fa un bel bagno nel bel mezzo della baia di St. Tropez.
Partenza meno spettacolare di ieri, ma gara molto brillante la nostra, su quasi 17 miglia di percorso. Subito un po’ di bordi al via a risalire il vento fino alla boa n.10. Arriviamo in boa molto ben piazzati, si poggia e viene issato lo spinnaker. Il secondo tratto è veramente lungo, anche se il vento si rifiuta di metterci la sua parte: non c’è velocità. La boa successiva è posizionata sul lato opposto della baia. Strambata, e di poppa sulle nuove mura. La faccenda si fa più divertente perché ci rendiamo conto che la fila di barche che ci segue è notevole. Praticamente affiancati ad altri cinque scafi diventa lotta tra pochi, a cercare lo specchio dove il vento concede qualcosa in più. La più vicina è il First 40.7 di “Horca Miseria”, scuola storicamente concorrente di “Vivere la Vela”, che prova a ingaggiarci da sottovento, non trova spazio, si mette in poppa per andare a ingaggiarci sopravvento per sventarci.
Stringiamo e non passano. Allunghiamo su di loro quando gli altri ce li siamo ormai bevuti. Siamo in lay line sull’ultima boa; Horca Miseria incalza e ci riprova sopravvento, li stringiamo e ci troviamo con il loro boma praticamente sulla nostra tuga. Il nostro timoniere, vecchia carogna, non ha molti scrupoli nel costringerli ad orzare obbligandoli ad allontanarsi dalla lay line e infliggendogli uno svantaggio incolmabile per l’ultimo bordo. Issiamo il fiocco, ammainiamo spi e strambiamo in boa. Ultimo lato per attraversare il golfo fino al traguardo: è una bolina larga e si corre gomito a gomito. Diciamolo: tutta una gara al meglio delle nostre notevolissime capacità veliche a tenere dietro avversari in quantità. E’ fatta e siamo soddisfatti. Solita Orangine al baretto della giuria e a casa a far la doccia.

 

16 giugno, martedì

Dopo le ore piccole, qualche difficoltà a svegliarci, tra tutti. Gran baraonda nel piccolo centro di St. Tropez, visto che c’è il mercato. Alle 10 tutti a bordo e, come sempre, in rada ad aspettare segnali di via dalla barca giuria.
Non un filo d’aria, si comincia il balletto d’attesa, i pisolini in coperta, i bagni in mare. E poi, chi vuole e chi volentieri eviterebbe, tutti si prende un gran sole. Alle 14, finalmente, da fuori la baia giungono segni di vento. La linea di partenza viene spostata al limite del golfo di St. Tropez dove il vento c’è e come. Una 15cina di nodi, più che dignitosi per iniziare.
La partenza è a metà della linea, visto che si tratta di risalire di bolina dritti in direzione sud est. Da sottovento una barca vira in ritardo e ci viene addosso: qualche urlaccio, ma niente di grave. Nel caos totale non c’era, come quasi sempre in partenza, via di fuga.
Usciamo dal caos senza troppi complimenti e iniziamo una rapida serie di virate e di bordi a posizionarci su una buona linea in direzione della boa. E’ una bolina molto bella, con la barca parecchio sbandata, veloce, a saltare su onde non grandi ma divertenti, con parecchie raffiche a divertire anche il nostro randista...
L’incidente del via ha messo un po’ di tensione e a tutti, chi più chi meno, tocca il cazziatone dello skipper. Però non siamo male e anche ben posizionati. Intanto il vento cresce, l’anemometro segna 22 nodi.
Alla boa, dopo due ultime virate per prenderla al meglio, si issa spi e si inizia un lunghissimo bordo ad attraversare tutto il golfo in direzione di St. Maxime a gran velocità. La lunga serie degli spinnaker in linea sull’orizzonte fila a meraviglia, un grande spettacolo. Ma si avvicina la boa , noi siamo in perfetto lay line interni in boa. Sopravvento a noi una barca molto vicina, troppo vicina. Ad un passo dalla boa poggia ancora per riuscire a passare ed il loro boma arriva a poggiarsi sulle nostre sartie: con gli spinnaker issati potrebbe essere un disastro. Ci sventano, lo spi si in caramella sullo strallo. La tensione sale ancora, stiamo perdendo la boa , ma ancora una volta ci sbrogliamo senza danni, strambiamo prima della boa con una manovra rocambolesca in un traffico di barche che arrivano interne in boa. Non possiamo evitare di toccare la boa, la superiamo e ristrambiamo evitando le barche che arrivano.
Applicheremo la penalità più avanti, in situazione più tranquilla.
Per l’altro equipaggio in magliette rosse, propositi di vendetta.
Il ritorno sul golfo è una bolina estenuante che mette a dura prova randista timoniere e chi sta in falchetta. Giriamo l’ultima boa, e facciamo una bolina larga con l’onda da dietro che spinge e porta all’orza. Si arriva al centro del golfo e inizia il valzer del cambio dei vele a prua. Su lo spi giù il Genova, via al traverso poi di nuovo si inverte tutto. Ormai siamo sul traguardo.
Mentre tagliamo la linea del traguardo stiamo già ammainando, di corsa in porto, cercare di avere un buon posto che domani si deve ricaricare tutti i bagagli, la cambusa, l’acqua per la lunga, poi andare a casa di corsa doccia, e farsi belli per la serata alla Cittadella di St. Tropez.
Tutto in velocità, ma fila per entrare e fila per uscire da St. Tropez quando belli, sbarbati (i signori), truccate e bellissime Melania e Elena, arriviamo alla cittadella, non sono rimasti che i tavoli sui bastioni, per altro gran vista mare. Il menù, meno fastoso dell’anno scorso, borbottano i veterani, è comunque all’altezza, lo champagne, non più a fiumi, è pur sempre un ruscelletto.
Dopo i fuochi d’artificio splendidamente ritmati su famosi brani d’opera interpretati da cantanti dislocati ai punti cardinali dei bastioni, la band attacca a tutta i suoi woofer e l’equipaggio del Vaem Terzo (non lo si crederebbe) balla instancabile fino alle due di notte (non proprio tutti. Così vi lasciamo il dubbio che l’armatore, almeno in questa circostanza, si sia comportato come conviene a gente del suo rango e della sua età). A quel punto per la fortuna dei più assonnati (anche qui vi lasciamo indovinare) la band s’è stancata e siamo potuti andare a dormire anche noi non dopo esserci chiusi alle spalle la porta della Cittadella.
Comunque siamo decimi ex aequo in classifica generale.

Qualche ora di sonno e domani il via della Giraglia, tre giorni e due notti (speriamo non di più) per le 240 miglia fino a Genova. Buon vento fratelli e sorelle.

 

17 giugno, mercoledì

Caotico risveglio: siamo di nuovo in rincorsa per riuscire a terminare tutti i preparativi per la partenza della regata lunga.
Eppure riusciamo a riconsegnare casa e furgone, a fare cambusa, a caricare i bagagli, a fare acqua e gasolio. Insomma siamo sulla linea di partenza in tempo e nessuno ci credeva più.

La partenza della Giraglia è la partenza della Giraglia. Ci sono un badaluffo di barche, ma questa l’abbiamo già raccontata. Così come l’attesa del vento, che, strano ma vero, arriva prima del solito.
Alle 13.37 il botto dell’ultimo minuto, alle 13.38 via.
Partenza tranquilla (relativamente) per via del poco vento.
Discussione coi soliti perfettini del regolamento cui passiamo davanti con mure a sinistra. Passati al pelo, ma insultati largamente. Altra baruffa con una barca che si lamenta senza alcuna buona ragione.
All’uscita del golfo un dignitoso 10-12 nodi ci accompagna la bolina verso sud sud ovest in direzione della prima boa, alla moutte, poi issiamo spi ed iniziamo a scendere verso lo scoglio della Formigue, con i soliti incroci e qualche barca (noi compresi) a dar noia ai bagnanti in cerca di vento. La discesa fino alla Formigue ci prende sei orette e doppiamo intorno alle 19.30.
Siamo in buona posizione se consideriamo il numero di barche partite con noi che ancora sta scendendo verso la boa. Doppiato lo scoglio della Formigue si passa dallo spi al fiocco con rotta 92° est verso Giraglia. E’ tutto piuttosto perfetto ed anche piuttosto facile.
Dopo un’insalata di riso e un sorso di vino, alle 21 si cominciano i turni. Alle 24 il cambio: tutto fila fino alle 0.2 circa quando il vento improvvisamente se ne va.
In 12 ore si erano fatte 80 dignitose miglia, ora siamo praticamente fermi.

 

18 giugno, giovedì

Con il susseguirsi dei turni e delle ore, dopo le prime luci dell’alba e dopo la prima colazione, dopotutto insomma, il vento non torna. Si comincia a vagolare smarriti per il Mediterraneo in cerca di un refolo d’aria. Non siamo soli: in 360° si contano dalle venti alle trenta barche.
Ve la faccio breve: alle cinque della sera abbiamo percorso in tutto una decina di miglia. Una sfiga mai vista, cominciano le scommesse sul tempo massimo.
Qualche strambata, qualche pesce luna, qualche delfino sono le uniche distrazioni della giornata che ci ha rosolato come polli sullo spiedo al mercato del venerdì.
E’ solo con l’approssimarsi del tramonto che si intravedono increspature sull’acqua, di quelle cose che ti danno a pensare che insomma non moriremo qui ma un po’ più avanti. Si riprende ad andare con andature da passeggio, ma avercene dopo la giornata che abbiamo passata.
Si festeggia questa miseria d’aria con pastasciutta e formaggio di capra ed iniziano i turni della notte. Alle 23, mentre Melania timona alla grande nel buio che più buio non si può (grande Melania!) mentre scrivo in pozzetto con il PC di Andrea (impegnato alla scotta spi), il vento sembra finalmente essersi ricordato che siamo in regata e non in crociera: 6,7 nodi, una manna. 46,5 miglia alla Giraglia. Ragazzi, non arriva più. buonanotte.

 

19 giugno, venerdì

Bene . Alla fine l'abbiamo doppiata la Giraglia.
Alle 9.42 siamo passati anche noi, 136esima barca. Si issa subito spi e si fila verso nord con Genova ad 80 miglia.
Quando la barca si stabilizza, Roberto tira fuori, visto che ancora non s'e fatta colazione, un Larmandier Bormier d'annata senza la brioche.
Abbiamo un vento da ovest punta max 14 kn, ma poi cala e si stabilizza intorno ai 9 kn . Lo spettacolo dello scoglio con tutte le barche che convergono per doppiarlo e' impagabile. Confermato il passaggio comunicando il numero velico via radio alla barca giuria, le vele sciamano su rotte disparate.
Il vento ci tiene in pressione lo spi fino al tardo pomeriggio. E' una corsa diritta con lo spi gonfio sui 348 gradi nord.

Alle 19 a poco piu' di 30 miglia dal traguardo, ci molla di nuovo. Aperitivo e discussione su come dev'essere la cena, visto che ci siamo mangiati tutta la cambusa fatta per durar 2 giorni e non la mesata che ci stiamo impiegando ad andare a casa. Si pensa di mangiarci Patrik o Lele, ma loro assicurano che adesso il vento arriva.

 

Ancora 19 giugno - In mezzo al mediterraneo, un po’ sopra la Corsica

Potrebbe essere l’ultima giornata di regata se il vento fosse propizio fino a Genova. Il Vaem procede di buon passo, senza esagerare, sostenuto da una brezza di sud ovest per circa 30 miglia. Il sole a picco e’ sempre piuttosto pesante da sopportare, ma piu’ a nord si intravede qualche nuvola.
Il meteo prevede in effetti possibili temporali su Genova e la comparsa di un sud est dato in rinforzo.
Si fila diritti con lo spi abbastanza gonfio e, tranne che per il timoniere e per il tailer alla scotta di spi, c’e’ ben poco da fare. Il resto dell’equipaggio sonnecchia, fa peso sottovento, prende il sole (chi ancora lo regge), se la conta.

Tra coloro che piu’ di tutti la contano c’e’ Andrea. Il nostro n.2 (albero) non perde mai il buon umore e la sua missione principale e’ evitare che l’equipaggio cada in depressione quando il vento scompare del tutto. Qualunque cosa racconti, fossero anche le previsioni del tempo, detto da lui tutto sembra una barzelletta. Condita sempre pero’ di filosofia sottile. Allegro e generoso (sempre pronto ad offrirsi ai cambi di ruolo rognosi), il suo buon umore conta piu’ del vento nel far marciare il Vaem. In piu’ e’ il cameraman ufficiale del Vaem e, piu’ o meno, mentre issa spi riprende il caos intorno a se’.
Andrea fonda un trio indissolubile con Patrik e Melania. Sono arrivati insieme, da una fila di regate sui First 21 e insieme filano d’amore e d’accordo. Loro sono trini e funzionano a meraviglia in quanto tre. Non so come, ma e’ cosi’.

Patrik, tailer, tranquillo e posato, stupisce l’equipaggio con il suo caricabatteria solare, ma non solo. Sta al suo posto e lavora sodo. Poi ogni tanto sparisce sottocoperta (vedi prima notte di regata) e se la dorme bel bello per due turni filati. Di fatto nessuno osa svegliarlo e le donne lo difendono anche se sarebbe da buttare a mare. Ce lo teniamo solo perche’ potrebbe servire nelle prossime regate come tattico. Bravo Patrik!

Poi c’e’ Melania, economista di bordo cui viene immediatamente affidata la cassa (infatti alla fine, diversamente dal solito, i conti tornano). Oltre alla cassa le e’ affidata la Responsabilita’ della consolle. Drizzista di pregio, non commette errori ne’ nelle costiere ne’ nella lunga. E’ una delle poche volte che Robi si riporta a casa tutte le sue vele intatte e gran parte del merito va a lei. Della sua educazione oxfordiana e della sua sapienza in fatto di cibi raffinati e vini superiori, non staremo a dire. A differenza di tutti gli omaccioni di bordo, chiede per favore ogni volta che da’ un ordine e ringrazia dopo e questo non s’e’ mai visto sui sette mari.

Riccado, imbarcato solo per la regata lunga, paracadutista, sommozzatore, surfista, speleologo, scialpinista, rocciatore, velista e pure tranviere, e’ del tutto sprecato. Meglio starebbe sul set come controfigura di 007. Infatti se ne sta cheto a far foto ed e godersi il mare guardandoci con il sorriso di chi ne ha viste ben altre. Intanto ci racconta della sua terra e del suo mare di Sicilia e lo si sta ad ascoltare perche’ racconta storie vere e non le spara. Tuttavia ci si chiede a che serve questo superman a bordo. La risposta si fa attendere fino alle ultime venti miglia: quando finalmente il sud est si scatena e la barca fila a 9 nodi bel buio, e’ lui quello che mette via le caramelle che fino a quel momento ha tranquillamente sbocconcellato e sale bello tranquillo in piedi sulla tuga della barca sbandatissima a reggere la scotta di uno spi in cui il vento soffia a piu’ di 15 nodi. Insomma superman se la sbroglia alla grande ed il suo apporto ci permette di rivedere tutti quanti la terra ferma.

Elena, velista davvero navigata che non si e’ persa una regata che e’ una nel corso dell’anno e’ una tailer esperta e regge lo spi meglio di tutti i forzuti di bordo. Ne’ si fa impressionare dal sole e sara’ l’unica a sbarcare con un’abbronzatura perfetta. Se la vogliamo dire tutta, anche le sue bruschette e le paste condite con quel che c’e’ a bordo (ahime’) sono eccellenti e regolarmente spazzolate dall’equipaggio.

Claudio, non lo direste ma e’ un veterano della Giraglia, essendo alla sua seconda volta. Imbarcato solo perche’ amico dell’armatore, non presenta particolari doti di velista. Ma e’ un entusiasta e, anche se gli entusiasti si sa sono parecchio pericolosi, ogni volta che deve fare qualcosa ce la mette tutta. Si cimenta con lo spi e lo fa benino, diciamo da 6 meno. Il meglio di se’ lo da’ nella pulizia serale della barca. E scusate s’e’ poco!

E finalmente Gianluca. Di Gianluca, se ben vi ricordate, dovevamo dire gia’ da un pezzo. Si, perche’ lui non e’ come noi del nord belli comodi, lui viene da Firenze, parla un’altra lingua, quella giusta, e la sa lunga perche’ di nobili origini (si mormora che la sua famiglia migrasse da Barletta a Firenze intorno al ‘300, ma questo c’entra poco, anche se tutto lascia pensare che in quell’occasione il suo xavolo fosse alla scotta della vela latina). Perennemente ingaggiato in dispute verbali con l’armatore, in realta’ questo se lo tiene buono perche’ un randista cosi’ non lo trova piu’. Di solito l’ultima battuta e la sua e quindi e’ meglio non insistere. Lo si puo’ ammirare sempre in pozzetto con il naso all’insu’ a tenere d’occhio i filetti della sua randa. Ma probabilmente ancora per poco, perche’ Luna Rossa gli ha gia’ fatto qualche proposta interessante, o almeno cosi’ si mormora sui moli di St. Tropez.

E poi c’e’Raffaele, detto Lele, il tattioc. Di lui sappiamo poco perche’ difficilmente si sbottona. Da’ ordini precisi di cui non capisci il senso ma ti fidi ed esegui perche’ lo dice lui. A differenza degli altri, che sono li per divertirsi, lui fa sul serio e quindi e’ meglio non farsi beccare a far foto, cine, o sbocconcellamenti mentre si e’ in regata. Potrebbe cazziarci da mattina a sera, ma non lo fa se non quando proprio la situazione si fa drammatica o comica. Allora capisci che sotto sotto vorrebbe darti in pasto ad un pesce luna e cerchi di darti una regolata. A lui un grazie di cuore per come timona le ultime miglia, con un vento che non concede spazi ad errori. E’ grazie a lui, che ci fa filare sulle onde con punte di 9 nodi, se alla fine tutti quanti arriviamo in tempo a gustarci le ultime teglie di focaccia genovese

Marco, mitico prodiere, anche lui alla seconda volta, e’ la roccia su cui poggia il senso di fiducia dell’equipaggio. Se c’e’ un casino vedi che gli occhi di tutti si voltano verso di lui mentre si fa avanti e tranquillamente provvede. E’ lui che si passa le mezze giornate in testa d’albero a lottare con lo strallo di prua mentre gli altri si gustano l’aperitivo; e’ ancora lui che incoraggia i pivelli e spiega come fare a sbrigarsela. E’ sempre lui a saltar fuori da sottocoperta quando qualcosa comincia ad andare storto nel bel mezzo della notte. E state tranquilli che se c’e’ un lavoro sporco da fare, e’ lui ad offrirsi. E poi, alla Cittadella, te lo trovi che balla manco fosse John Travolta, tenuto d’occhio da veliste d’ogni foggia e d’ogni eta’ che si informano per un eventuale ingaggio sul Vaem.

Roberto. Colui che fortissimamente volle trasformare il Vaem in una barca vincente, colui che fece delle regate il pane quotidiano di molti equipaggi di Vivere la Vela, colui il cui entusiasmo ha permesso di esserci sempre agli appuntamenti che contano, Colui e’ il nostro timoniere ed armatore. Se siamo qui in mezzo al mediterraneo a mirare delfini e stelle cadenti, se siamo alla Cittadella di St. Tropez a bere champagne, se la sera alle nove dopo una dura giornata di regata siamo ancora sul ponte del Vaem stanchi morti a tirarlo lucido, bene, lo dobbiamo a lui.

Sempre disponibile, generoso e sorridente (quasi sempre), e’ il collante che tiene insieme la squadra e che fa convivere professionisti e pivelli dandoti sempre la sensazione di essere anche tu importante per la riuscita del tutto. Che dirgli? E’ stato un onore doppiare con te la Giraglia, vecchio mio, e mi piacerebbe che accadesse ancora.

Ma torniamo in regata. Come avete gia’ capito, ad una ventina di miglia da Genova entra finalmente aria da sud est. Con il vento praticamente al traverso e lo spi a far da fiocco, ora si fa sul serio. Gianluca e’ costretto piu’ volte a lascare la randa per non andare in straorza e Lele, che ha dato il cambio a Marco, timona a tutta. Andrea prima e Riccardo dopo reggono uno spi al limite dell’esplosione. Finalmente Raffaele decide di ammainare lo spi ed issare il fiocco pesante, anche se farlo sotto raffiche a oltre 15 nodi non e’ come dirlo. La cosa riesce alla perfezione e possiamo recuperare su alcune delle barche che ci filano accanto. Partik e’ mezzo fuori dal pozzetto a cazzare il fiocco con la schiuma che gli fila via ad un palmo dal naso. Le luci di Genova sonotutte li, ma Genova non arriva mai, come appartenesse ad un altro mondo.

Il finale e’ ciclistico. Dopo 240 miglia di mare, un arrivo in volata. Molte delle barche che ci hanno accompagnato in questi giorni, dal Falco, al Falangi, alla goletta della Marina Militare, a tante altre sono tutte li, nello spazio di pochi secondi. Alle 02.10 di sabato 20, dopo 60 ore e 30’ di navigazione, passiamo tra la boa e la barca giuria.
E’ fatta.

Abbiamo il tempo per un piatto di pastasciutta, un po’ di focaccia e di farinata, una birra e dobbiamo salutarci. Il gruppo si scioglie, cosi’, un po’ di fretta, perche’ qualcuno deve rientrare alla svelta, mentre Melania, Marco, Patrik e Roberto tornano a bordo per riportare a casa il Vaem. Ancora 10 ore di navigazione, una stanchezza terribile, un po’ di nostalgia e una segreta, intensa soddisfazione che non ci diciamo perche’ davvero ovvia.

   
  Trofeo Carso Mosconi
Regata sociale di vivere la vela


EQUIPAGGIO:  “I Supereight”. Luogo: Portovere

Venerdì 3 ottobre 2008, sera

Arriviamo alla spicciolata al punto di ritrovo, situato nel Marina di Fezzano, dove è ormeggiato il Vaem III, un magnifico Beneteau First 38 s5 . Prima di cena contribuiamo ad alleggerire la barca da alcune dotazioni inutili trasferendole nelle automobili. Dopo cena prendiamo posto nelle cuccette e, cullati dalla risacca…. …. buona notte!!! In barca salgono i “Supereight”: Roberto, Marco, Mari, Debby, Federica, Vittorio, Patrizia e Francesco.

Sabato 4 ottobre, mattina presto

Al mattino sveglia presto e via di colazione, facciamo cambusa; mentre Roberto pone la mitica domanda: “quanti di voi sono saliti in barca prima d’ora?”
Prendiamo posto nella barca e usciti dal porto issiamo randa e  srotoliamo il genova , puntando verso Punta Bianca , ove è posizionato il campo di gara.
La giornata è  abbastanza serena, accompagnata da un vivace vento di libeccio con mare molto mosso in scaduta post mareggiata. Onde, vento, sole e spruzzi ci faranno compagnia…
Intanto arrivano le raccomandazioni: “MI RACCOMANDO è  SI una competizione tra amici e si ride si scherza ma ci tengo a VINCERE capito?”

Il golfo è popolato di imbarcazioni. Ci siamo noi del “raduno velistico di Viverelavela”, cosi ci nomina lo speaker Fabio Morelli. Siamo una flotta di 17 imbarcazioni… ma c’è anche un'altra regata concomitante… non mancano “palazzi”, i portacontainer e i battelli turistici….

Il bando di regata prevede un percorso a bastone con partenza  verso Punta Bianca con una boa al vento al traverso della rocca di Lerici, si faranno quattro lati ,due di bolina e due di poppa.
Il VHF gracchia l’appello delle imbarcazioni: dobbiamo  inventarci un nome per l’equipaggio e dichiarare i nomi dei componenti… Sballottati dall’onda lunga attendiamo la nostra chiamata e intanto, panico! non ci avevamo pensato prima, dobbiamo scegliere  il nome di battaglia del nostro equipaggio….. Alla fine vince SUPER EIGHT, riprodotto da Fabio in SUPERIT, d’altronde il VHF non è proprio uno stereo…. Intanto lo skipper assegna i ruoli, Alla randa Marco poi vengono individuate le due coppie di fiocchisti (io e mary + fede e debby), al timone verrà Vittorio e tattico sarà il nostro Roberto… Proviamo un paio di manovre ma il tempo è volato e non c’è più molto tempo…

 

Sabato 4 ottobre, più o meno mezzogiorno

La partenza viene data per le 13.00 ,conto alla rovescia a 10 ,5 ,1 minuto,poi il colpo di cannone.
 Tutti si recano sulla linea di partenza, il vento è rafficato e proviene dal mare, le onde ogni tanto nascondono le barche più piccole .Il nostro tattico decidere di partire dalle retrovie .
L’atmosfera è concitata, dobbiamo prestare attenzione la VHF perchè siamo sotto la conta, e spesso si captano anche i messaggi provenienti dall’altra gara che ci chiedono che regata siamo …che casino…. Tutti teniamo gli occhi aperti…  lo specchio di mare è affollato… ci sono tanti incroci , ci si salutava e  si  rideva prima del conto alla rovescia,ma edesso la tensione è alta ,siamo tutti concentrati.
Siamo in fondo allo schieramento teniamo l’estrema destra del campo di gara, e poi: “QUANTO MANCA?METTIAMO LE VELE A SEGNO,si ode voglio potenza !” la barca viene lanciata a gran velocità mure a dritta verso la linea di partenza , risaliamo, risaliamo, risaliamo  , arrivando alla linea di partenza come missili, TRE secondi DUE UNO , 10 metri 5 metri passiamo perfetti, GRANDE ROBY siamo primi! Sembra la partenza di un GP di formula 1…..

 

Sabato 4 ottobre, metà giornata

Corriamo verso la prima boa staccando tutti, vento in faccia, spruzzi e onde alte…”OCCHIO ARRIVA RAFFICA”, arriva e la barca va giù di lato,,,  Roby  ci da i comandi, ORZA, CAZZA RANDA  allora VIA PESI SOPRAVVENTO ,GAMBE FUORI …. Muoversi… finche..: “PRONTI ALLA VIRATA?” PRONTI…   ….Siamo già in boa? E SI, filiamo di brutto belli sbandati con falchetta quasi in acqua…..ROBI cura gli avversari,abbiamo il Maryland che arranca dietro di noi, il vassilissa che viaggia come un siluro terzo.ma noi siamo molto più veloci e giriamo la boa per primi

Ora il vento arriva quasi da poppa , rinforza si placa , il vangelo diventa: “PRONTI A STRAMBARE? DAI PASSA FIOCCO RANDA AL CENTRO e… STRAMBO, grande controllo da parte di Marco…
Mentre discendiamo il campo di gara sfilano le altre barchesono tutte dietro.incrociamo una barca capitanata da laura  i cui componenti sono vestiti da Pompieri, intanto il buon Miglioli con il falangi risale e si avvicina  …

 

Sabato 4 ottobre, metà giornata qualche centinio di metri più avanti

Siamo alla seconda boa, quella di partenza,sempre primi ,il Maryland è staccato ,incalza il falangi ,ma intanto sentiamo al vhf il bravo andrea anderloni che a bordo del vassilissa annuncia il suo ritiro a causa della rottura della vela di prua. Roby è molto dispiaciuto ,avrebbe voluto fare un foto finish con il suo compagno di Giraglia.
Adesso  e il vento è un po’ calato, non la possente onda lunga di libeccio…
siamo al secondo lato di bolina che ci vede sempre in testa ,giriamo la boa al vento e scendiamo l’ ultimo lato di poppa .

Il falangi incalza ma noi lo controlliamo bene. Stiamo per arrivare all’ arrivo . noi poggiamo e il falangi orza ..acc!! pensiamo che sidebba girare nuovamente la boa per poi tagliare il traguardo  nel cancelletto dietrom la boa di poppa,come sempre accade nei percorsi a bastone.
Il Miglioli invece ha capito che l arrivo è diretto, ha guadagnato ,noi ci accorgiamo dell’ errore ed orziamo ,siamo appaiati, la linea di arrivo è vicina , la attraversiamo insieme ,siamo dietro di qualche decimo. Peccato!!

 

Sabato 4 ottobre, pomeriggio

E’ finita siamo secondi, forse primi in tempo compensato visto che Miglioli ha sotto le mani un 40 piedi e noi siamo più piccoli,comunque andrà è stato bellissimo
Sono le due passate,  bordeggiamo nel golfo…. Qualcuno via radio annuncia che darà ancora nel canale di Portovenere, noi facciamo un ancoraggio a vela nella rada di Portovenere , per fare un po’ di pausa… ….
Filiamo l’ancora di rispetto ,siamo perfettamente ridossati, sembra di essere in paradiso. mangiamo la focaccina imbottita, ci scoliamo due birre prese dalla dotazione del comandante, si brinda, siamo un po’ cotti.
Il sole e il venticello suggeriscono un po’ di siesta…ci sdraiamo e trascorriamo una mezz’oretta buona sotto il sole

 

Sabato 4 ottobre, sera

Faccio un gesto al capitano: Andem? Si rassegnano i compiti e si riarma la barca… Destinazione Boh? Il bello della vela, è questo, soprattutto nel Golfo della Spezia che è ricco di seni, poi di fronte c’è la Palmaria a lato Portovenere, insomma l’imbarazzo della scelta…
Entriamo nel canale tra la Palmaria e Portovenere, siamo senza motore andiamo solo a vela, il vento è giusto a poppa, il capitano dice che si deve passare senza bordeggiare…. Gli altri sono già quasi tutti in porto, qualcuno saluta dal molo, rispondiamo…
Ops chissà perchè l’imboccatura del porto è sfuggita e allora via verso le onde che si frangono sugli scogli sotto la chiesa di san Pietro…
Bellissimo siamo verso il tramonto e i colori della sera sono caldi. Le caratteristiche case colorate Portovenere sfilano, poi siamo fuori, onda lunga, cumuli nel cielo limpido e tutta la costa ligure di lato… il Mesco, poi Punta Manara quindi Portofino--- si vedono anche alcune cime delle alpi marittime…

Portovenere è già quasi all’ombra. Noi circumnavighiamo le alte scogliere di Palmaria, le falesie sono colorate e ci sono alcune grotte… Siamo solo noi, il vento e il rumore delle onde più basse ma sempre possenti e lunghe…
Passiamo tra Palmaria e il Tino, che pace!  Tutti ammiriamo in silenzio il paesaggio che sfila e cambia… Ora compaiono le Alpi Apuane e poi la collina di Monte Marcello, all’orizzonte Gorgona, Capraia e forse l’Elba…

Qualcuno ci chiama sul VHF,… dove siete? siete ancora in Mare? La regata è finita…
Va bene arriviamo…

 

Sabato 4 ottobre, premiazione e serata

Sotto il gazebo, posizionato sul molo, Claudio Mosconi annuncia la classifica: prima i tempi assoluti, poi quelli in tempo compensato. Noi siamo secondi e quinti??? Ma come quinti!, cosa diavolo hanno compensato? BOH, è comunque una grande festa ,quella della scuola,che il nostro capitano per nulla al mondo avrebbe perso. Il VAEM era detentore del trofeo ,vinto l’ hanno scorso…
Si scatena la festa, il cattering è eccellente, mangiamo  e poi facciamo un giro in centro…e poi a nanna.

 

Domenica 5 ottobre, metà giornata

Dopo una lenta sveglia, docce varie e  colazione, ci ritroviamo in porto. L’idea è quella di disputare un’altra regata, sempre in amicizia, ovviamente.
Appuntamento da qualche parte nel golfo, il vento è sempre buono e il mare un po’ più calmo.
Definiamo il campo di gara, faremo un altro bastone all’interno della diga foranea, perchè fuori c’è troppo vento e mare…
Tergiversiamo più volte al VHF… …non si capisce né dove partire né a che ora. il buon Lamberti organizza questa regatina,è un personaggio indispensabile per la scuola ,il miglior organizzatore mai conosciuto dice il capitano.
 Tra boe mede e altri appigli, non si trovano i punti di riferimento del campo di gara. Magicamente viene dato un ordine di partenza che noi, e Miglioli,  non sentiamo… Siamo ultimi e staccatissimi.
Vabbè ripartiamo e comincia la rimonta, condita da bei sorpassi, sino al decimo posto…
Poi andiamo alle Grazie a riposarci e nel pomeriggio ritorniamo a Fezzano per attraccare, pulire tutto e tornare a Milano.

Semplicemente strepitoso.

Ciao!
Francesco

   

 

 

VAEM terzo

 

VAEM terzo

 

VAEM terzo

Trofeo Mariperman

Giovedì 18 settembre 2008
Sono passati  già tre mesi dalla meravigliosa esperienza della Giraglia. Il nostro equipaggio si è ritrovato, fatta eccezione per  Claudio (che sul filo di lana ha dovuto rinunciare a causa di un piccolo infortunio), Andrea e Michele (stacanovisti del lavoro).
Nuovi componenti si sono aggiunti a quelli gia facente parte della squadra: Gianluca T, Fabio B.,(già visto a St. Tropez sul “Lally me”, ricordate?) Marino P.

Roberto P., Paolo C., Marco B., Davide D., Giorgio R. sono i vecchi compagni di Saint Tropez.

Eccoci dunque di nuovo verso il mare, pronti a sfidare gli avversari con un equipaggio nuovo, ma con il vecchio  spirito battagliero.

Stiamo scendendo a Fezzano con un giorno di anticipo: domani, venerdì, si farà la messa  a punto della barca e ci attenderà una giornata di allenamento. Insomma la prendiamo sul serio.
Il trofeo Mariperman avrà inizio sabato, il via alle ore 12, nel golfo di Spezia. La regata prevede un percorso costiero che ci vedrà passare tra l’isola Palmaria e l’isolotto del Tino.
Dopo aver doppiato il “Tino” si farà ritorno verso il lato nord del golfo per concludere la regata in prossimità della diga .
Sabato sera tutti gli equipaggi avranno modo di conoscersi e di scambiare le proprie opinioni alla “cena del nostromo” presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare, offerta dal Comitato organizzatore .
Domenica alle ore 11 avrà inizio la seconda e ultima prova che, salvo cambiamenti, prevede lo stesso percorso .
In serata ritrovo allo yacht club per la premiazione e il rinfresco.

Ancora una volta ci presentiamo belli carichi a questo appuntamento. Il ricordo della Giraglia è ancora vivo, e tutto l’equipaggio è pervaso dalla solita euforia. Diciamolo: non vediamo l’ora di sentire il colpo di cannone  in quella macchia blu, affollata di barche, dove dovremo infilare l’angolo giusto e cercare la differenza.

 

Sabato 20 settembre
Finalmente si esce!! Facciamo rotta verso la parte sud del golfo di spezia. Issiamo randa e superata la diga foranea issiamo genova. C’è leggera brezza e la barca fila via che è un piacere. Purtroppo questo piacere dura poco.
Guadagniamo acqua risalendo di bolina fino ai piedi della Palmaria. Dobbiamo fare manovre per collaudare l’equipaggio, ripetere  quelle più impegnative e farci un po’ di issate, strambate e ammainate di spinnaker.
Definiamo la nostra boa figurata attorno alla quale girare; si poggia e parte l’ordine di issare spi.
Purtroppo la prima manovra non è delle migliori e la scotta di spi si incattivisce .
Lo spi non si gonfia , lambisce il riflettore radar e si ode il rumore dello strappo.
Lo sconforto è enorme. Siamo prossimi alla partenza e abbiamo già perso uno spi.
Lo ammainiamo e ci avviciniamo alla barca giuria.
Non abbiamo più il tempo di provare, ognuno si concentra sui propri compiti.
Mancano cinque minuti al via.
Viene dato  il percorso numero 1, un bastone ,tre lati bolina e tre di poppa.
Superiamo la barca giuria, giriamo attorno e scendiamo con il vento in poppa allontanandoci dalla linea di partenza . Due minuti e trenta secondi al via. Strambiamo e risaliamo di bolina stretta sulla barca giuria. Le barche si concentrano davanti a noi nella solita bagarre; gli altri sono molto vicini alla linea di partenza. Si lascano le vele per perdere velocità: è questione di attimi perché alcune barche davanti a noi sonno lente perchè in anticipo; hanno poca manovrabilità e sembrano un tappo messo lì per ostacolarci; altre, alla nostra destra, sono costrette a virare. Roberto chiede le vele a segno, adesso ci vuole velocità. La barca parte, siamo perfetti e quando si ode il colpo di cannone siamo a tre secondi dalla linea di partenza. Siamo la barca più sopravvento a tutte.
Partenza da manuale !!
Siamo mure a dritta abbiamo precedenza e le prime barche decidono di virare e cambiare il campo di regata. Noi proseguiamo, il vento ci da buono finchè Giorgio non consiglia di virare. Sarebbe perfetto, ma la scotta di dritta si incattivisce sul winch. È un danno enorme!! Per liberala perdiamo acqua e velocità e il nostro vantaggio se ne va in un attimo.
Siamo costretti a virare  nuovamente appena il problema viene risolto. Siamo mure a dritta sulla lay line .
Arriviamo alla boa al vento: il primo lato di bolina si è concluso, ma non i nostri guai.
Poggiamo e parte l’ordine di issare spi. L’amantiglio del tangone si incattivisce in testa d’albero: Paolo cerca disperatamente di ammainare, ma non riesce e siamo senza spi.
Marco sai issa intesta d’albero e con grande fatica riesce nell’impresa di liberare l’amantiglio del tangone, scende dalla cima dell’albero e guadagna la sua posizione di tailer in tempo per effettuare la manovra di strambata prima del giro di boa. Risaliamo di bolina; è il secondo giro,  nessun errore viene ripetuto, si cerca di guadagnare sulle  barche davanti a noi. E’ un’impresa quasi impossibile, ma il nostro impegno e la nostra concentrazione sono massime.
Arriviamo alla boa sopravvento, e il timoniere ci ricorda che quello che isseremo è l’ultimo spi a disposizione. Annuncia con un pizzico di  sarcasmo: “vorrei ricordare, senza fare eccessiva pressione sull equipaggio, che questo è l ultimo ed unico spinnaker a disposizione………”
L’ammonimento è chiaro per tutti.
Arriviamo alla boa e Roberto chiede di issare spi. Finalmente vediamo ,dopo aver ammainato il genova,  lo spi gonfiarsi  a dovere. Tutto l’equipaggio tira un sospiro di sollievo..
Il bordo di poppa si conclude bene, ma davanti a noi c è il resto del mondo.
Il lato di bolina e quello di poppa successivi si completano senza errori. Tutto ciò a dimostrare che la giornata di allenamento prevista per il venerdi, e resa impossibile dal maltempo, avrebbe permesso il collaudo necessario a una perfetta esecuzione delle manovre più impegnative .
La regata si è conclusa , adesso ci aspetta la cena del nostromo anche se con un po’ edi amaro in bocca. Sicuramente cercheremo l’ordine di arrivo.. anche se le speranze di un buon risultato sono ben poche .
Consideriamo la giornata odierna una giornata di allenamento.
Siamo tutti coscienti che le nostre potenzialità sono superiori, e guardiamo tutti quanti alla giornata di domani con rinnovata energia e costante grinta.

  Domenica 21 settembre
Oggi la partenza è prevista per le 11. A quest‘ora il vento latita nel golfo. Come altre volte aspettiamo pazientemente il via. Si scherza e si chiacchiera nell‘attesa che il vento rinforzi o si stabilizzi.
Qualcuno riposa perché stamane la sveglia ha suonato presto.
La cena abbondante servita al circolo ufficiali della marina su qualcuno ha lasciato il segno.
Intanto si veleggia con randa e genova per studiare il campo di regata. Il motore è sempre acceso, per sicurezza; in questi momenti di attesa ci si muove intorno alla linea di partenza tra le tante barche che, nelle diverse categorie, saranno impegnate nella regata. Gli incroci sono continui e bisogna essere molto attenti.
 Dopo un’ora di attesa le boe vengono collocate, si disegna il campo di regata. Sarà un bastone, come il giorno precedente, tre lati di bolina e tre di poppa.
Ai cinque minuti abbiamo una leggera brezza.
La tensione e la concentrazione salgono. Il tempo viene scandito dal tattico, Giorgio; il prodiere, Paolo,  ci segnala gli incroci.
Scendiamo in poppa allontanandoci dalla linea di partenza, strambiamo a due minuti e mezzo dalla partenza  e risaliamo di bolina, sempre con vento è leggero.  Il colpo di cannone ci dice che la regata è partita.
Siamo a poco più di un minuto dalla linea, molto in ritardo rispetto a ieri. Il grosso del gruppo è poco più avanti; è stata una partenza strana , davanti e sottovento a noi “Elisa” (barca a noi nota) è obbligata a virare pur non potendo , e costringe anche noi alla virata. Un'altra imbarcazione non ha dato precedenza, l’equipaggio di “Elisa” si scusa con noi e impreca contro la barca “acchiappasogni” che ha commesso l’irregolarità e che, quasi subito, non contenta della scorrettezza commessa, compie un abbordo su un'altra barca. Per fortuna a questo punto  noi siamo fuori dalla mischia.
Siamo mure a sinista e navighiamo bene di bolina, ma vediamo che le altre imbarcazioni riescono a tenere un angolo migliore del nostro e stringono di più il vento, il che si traduce in un bel vantaggio.
Regatiamo  bene, scegliendo il campo di regata giusto, fin qui senza errori di tattica. Quando arriviamo alla boa di poppa e issiamo spinnaker la manovra risulta troppo lenta e ci penalizza. Ci manca un po’, in questo frangente, il mitco Andrea, ahimè di guardia in ospedale a Milano: ci mancano le sue evoluzioni a prua, quelle che ci aveva mostrato alla Rolex Cup e doveva coprire due ruoli.
Ma ora siamo al Mariperman, e ce la prendiamo con il tempo brutto di venerdì che ci ha tolto la possibilità di affiatarci con una giornata di allenamento.
Facciamo i due lati di poppa senza problemi, talloniamo i nostri concorrenti diretti, ma non riusciamo a guadagnare. Risaliamo di bolina l’ultimo lato, poi  alla boa di poppa poggiamo; poco davanti a noi una barca stramba e issa spi. E’ la la cosa da fare,  ma noi, ancora una volta, siamo troppo lenti nella manovra: lo spi sale, scende il genova, ci mettiamo in assetto per la  strambata. Intanto  il vento gira tanto che navighiamo al traverso, mure a sinistra, obbligati a tenere queste mure . Ma il vento non si ferma e gira ancora: siamo obbligati a poggiare allentandoci dalla rotta per la boa. Troppo rischioso tenere lo spinnaker in queste condizioni: i salti di vento ci impongono di ammainarlo. I nostri avversari, che hanno potuto scegliere  il campo di regata di sinistra, sono riusciti a tenere lo spi fino alla boa di arrivo. Noi navighiamo nel campo di regata di destra , di bolina e non siamo sulla lay line della boa: ci resta ancora una virata . Adesso siamo mure a dritta passiamo vicini alla boa, ci resta l ultimo tratto e finalmente sentiamo il fischio della barca comitato che segnala il nostro passaggio all’arrivo.
Siamo un po’ demoralizzati. Quando viene affisso l’ ordine di arrivo scopriamo che siamo settimi su otto nella nostra categoria, 22i su 24 nella over all.
Il “Falangi” è terzo a 10 minuti da noi: per tutto il percorso l’abbiamo avuta davanti a poca distanza.
“Elisa” a sei minuti . bella barca con un buon equipaggio.
Questo ci fa ben sperare per le prossime . Abbiamo però delle correzioni da fare e non mancheremo di allenarci per la prossima regata.
   
 

Giraglia Rolex Cup 2008

Mercoledì 4 giugno.
Mancano pochi giorni all’inizio della Giraglia, la mitica regata del Trofeo Rolex cup: tre giorni di regate costiere prima di dar inizio alla regata lunga
che dal porto di Saint Tropez ci porterà a doppiare l’Ile du Levant, a circumnavigare la Giraglia, isola rocciosa a nord della Corsica, per poi far ritorno a Genova.
240 miglia di fatica e di passione per il mare.

Il VAEM terzo partecipa con un equipaggio di "Viverelavela", una delle scuole di vela di più radicata tradizione di Milano.
L’equipaggio è pervaso da grande euforia, non nascondo che anch’io la notte faccio fatica a prender sonno per l’eccitazione, nonostante la grande
stanchezza per i preparativi che precedono il trasferimento della barca dal porto di La Spezia a Saint Tropez.

Giovedì notte faremo rotta a Ovest: lasceremo il golfo spezzino e attraverseremo il canale di Portovenere, con l’isola di Palmaria a sinistra e la
chiesetta di San Pietro arroccata sul promontorio a dritta.

Al ritorno avremo tutti molto da raccontare.
Buon vento.

   
Giovedì 5 giugno.
Nella discesa verso Fezzano ci siamo fermati in questa splendida osteria, una vecchia stazione di treni in disuso. Solo per tenere alto il morale dell'equipaggio, s'intende...
   

Venerdì 6 giugno.
Partiamo in ritardo sulla tabella di marcia.
Prima tappa (obbligata) a Portovenere, per imbarcare una zattera
autogonfiabile più grande: al ritorno saremo in 8 e la zattera in dotazione al VAEM terzo è da 6.

Navighiamo di conserva con l'altra barca della scuola, che aveva necessità di far carburante.
Tra pochissimo lasceremo l'ormeggio di Portovenere diretti a Saint Tropez, 150 miglia di navigazione.
Arrivo previsto sabato mattina

   
Domenica 8 giugno.
Il porto e gli equipaggi erano già in fibrillazione mentre noi ancora facevamo colazione in riva al mare nelle nostre elegantissime divise nuove, neanche fossimo l’equipaggio neozelandese di Alfa Romeo.
La tattica era già predisposta: la nostra partenza ha sorpreso molti nella gran folla di barche già pronte sulla linea, in una miriade di vele colorate al vento.
Qualche brivido l’abbiamo provato nello sfiorare le barche più vicine: pochi erano disposti come noi ad aspettare per sfilare sotto la barca della giuria, sopravento ai più.
La prima regata costiera è stata una regata di collaudo: 8 ruoli da sostenere in 5 con mare calmo, sole a palla e vento alternante. Splendida resa delle vele nuove e dell’equipaggio, tenuto saldamente in riga dallo skipper.
Siamo arrivati tredicesimi: un buon risultato per essere la prima giornata contro equipaggi mediamente forti. Qualche ingaggio con altre barche ci ha regalato momenti di divertimento e di soddisfazione, come quando siamo riusciti a sfilare sotto il naso di un equipaggio quasi tutto femminile, tostissimo.
Domani vedremo.
   
VAEM terzo

VAEM terzo

VAEM terzo

VAEM terzo

Lunedì 9 giugno.
Sole, vento 15 kn (nodi) da Nord Est. Non male come inizio.
Nella baraonda iniziale sulla lunga linea di partenza, il VAEM terzo si schiera attento a mantenersi sopravento. Al colpo di cannone cerchiamo vento a Nord nella baia: siamo veloci ma fatichiamo a risalire.
I nostri punti di riferimento sono lì (i fratellini del Lally me, l’altra barca della scuola Viverelavela iscritta alla Giraglia, l’equipaggio femminile del Falco, i nostri vicini in andana, gli inglesi del Dolphin) e li teniamo d’occhio.
Procede tutto bene fino alla seconda boa, che tagliamo stretta, anche se abbiamo perso acqua nel risalire il vento a causa della catenaria eccessiva.
Ora viene il nostro momento: al lasco siamo i più forti (o quasi!). Issiamo lo spi e sappiamo che li riprenderemo quasi tutti, uno ad uno.
Al traverso verso la terza boa superiamo qualche barca in velocità, tra raffiche e salti di vento.
Tre miglia prima della terza boa uno dei tanti salti di vento ci sbaraglia facendo esplodere lo spi.
Dopo qualche attimo di scoramento, pur in un caos pazzesco, l’equipaggio reagisce prontissimo.
Si ammaina quel che resta dello spi e si issa il Genova.
Alla terza boa siamo ancora competitivi; dopo la boa strambiamo e issiamo un altro spi.
I maxi yacht che ci sfilano di fianco come frecce ci sventano, ma intanto il VAEM terzo riesce a recuperare altre posizioni.
Alla quarta boa arriviamo in poppa piena, lanciatissimi. Strambiamo ancora.
Manca meno di un miglio quando succede l’irreparabile: il braccio dello spinnaker esce inspiegabilmente dalla varea; lo spi si incaramella e dobbiamo recuperarlo; la scotta del Genova si incattivisce con il caricabasso e non riusciamo più nemmeno a issare il Genova nonostante le acrobazie di Andrea che salta come un furetto per tutta la prua (quando serve anche oltre le sartie). Sulla linea di arrivo siamo un minuto dietro i secondi classificati nella nostra categoria, ma la legge dei tempi compensati non ricompenserà le nostre fatiche in questa giornata sfortunata.

   

Martedì 10 giugno.
Numero 1 (prodiere): Andrea Anderloni.
Numero 2 (albero): David Merlini
Numero 3 (drizze): Davide Dattoli
Numero 4 (tailer): Paolo Cavalletto
Numero 5 (braccio): sempre Paolo
Numero 6 (randa): Claudio Meazza
Numero 7 (tattico): Roberto Personi
Numero 8 (timoniere): sempre Roberto.
E non possiamo dimenticare l’ospite VIP oggi a bordo: la psichiatra  incinta al quarto mese Anna Omboni (per questo le abbiamo fatto fare solo la fotografa…).

Avete la fortuna di conoscere una di queste persone?
Bene, perché potrete raccontarlo ai vostri nipotini, ai vicini di casa e ai vostri amici che lo racconteranno ai loro amici e anche loro ai nipotini e così via.
So che non ci crederete, ma oggi è stata la giornata del VAEM terzo. Una giornata fantastica, forse irripetibile.
SECONDI.  Siamo arrivati secondi alla terza regata costiera Trofeo Rolex Cup.

****
Dalle 10.30 alle 14 il VAEM terzo rimane in rada a ballare per mancanza di vento.
Qualcuno nell’attesa fa il bagno, sotto un sole splendente.
Poi alle 14.00, il conto alla rovescia è perfetto, la barca arriva sulla linea del via in velocità, giusto al colpo di cannone. Di bolina stretta ci infiliamo tra la barca giuria e il groppone: la barca sottovento tenta di stringerci e buttarci oltre la boa, ma siamo velocissimi e passiamo; altre barche restano intrappolate alla boa e devono rifare il giro per partire.
C’è anche una collisione, ma il VAEM terzo è già avanti.
Il grande tattico si butta sul lato sinistro del campo di regata, mentre tutto il gruppo dei concorrenti sta addossato alla riva destra della baia. Qualcuno potrebbe chiedersi perché lui voglia sempre fare diverso dagli altri…
È una volata unica, senza virate, fino alla lane line.
Il gruppo è lontanissimo sul lato destro del campo di regata, la boa è ancora lontana, ma abbiamo una sola virata e tutto il vento dalla nostra.
Arriviamo alla boa con mure a sinistra e abbiamo praticamente raggiunto le barche del gruppo della precedente partenza, più grandi e veloci di noi.
La strambata in boa risulta complicata per tutto il traffico che si affolla lì intorno, ma il VAEM terzo ancora una volta riesce a tenere sottovento, a coprire un First 50 e a stringere la boa. Strambata perfetta.
Lo spinnaker viene issato velocemente e avere il numero 2 fa la differenza.
La scarsità del vento e la partenza ritardata impone agli organizzatori di ridurre il percorso e ci si dirige direttamente all’arrivo, dentro il golfo di Saint Tropez.
Il VAEM terzo scende lungo lo stesso lato che ha percorso di bolina, ma il vento cala e dopo un po’ strambiamo per portarci sotto costa, all’ingresso del golfo.
Entriamo mure a sinistra.
La concentrazione delle barche aumenta e cerchiamo di evitare di farci coprire dalle altre barche. Strambiamo quasi dentro al cimitero di Saint Tropez, sfruttando il vento fino all’ultimo.
Siamo mure a dritta e arriviamo diretti a tagliare la linea di arrivo.
Sentiamo di essere andati fortissimo – dietro di noi ci sono ancora tantissime spinnaker gonfi che inseguono -, ma scaramanticamente riordiniamo le vele, evitando di pensare al risultato .
Aspettiamo il risultato finale con gli occhi incollati al tabellone: finisce con un grandioso brindisi alla birra.
Il nostro tattico ha azzeccato tutte le scelte strampalate che ha fatto: siamo arrivati prima di un sacco di barche di stazza maggiore. È innegabilmente un genio (esattamente come chi scrive, del resto).
E che dire della festa?.
Non la faremo lunga, ma qualcuno dice che valeva la pena di iscriversi alla Giraglia solo per essere qui, al castello di Saint Tropez tra fuochi d’artificio, spettacoli, catering di livello eccellente, vino a fiumi e l’immancabile, meritato, champagne.
Delle splendide figliole presenti, non staremo neanche a dire.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 








VAEM terzo

VAEM terzo

Mercoledì 11 giugno.
Dopo un’attesa di 2 ore, finalmente alle 14.20 il VAEM terzo parte per la regata lunga, la mitica Giraglia. C’è poco vento all’interno del golfo di Saint Tropez.
Tutti gli equipaggi hanno 20 minuti per superare la linea di partenza. Riusciamo a partire, come sempre, dal lato della barca giuria e superiamo la linea di partenza con largo anticipo rispetto al termine massimo. Vedremo poi le decisioni della giuria.

Appena fuori dal golfo la musica cambia: dalla sonata per violoncello solo si passa al pieno d’orchestra. Troviamo un SW di 20 kn; le barche risalgono in bolina verso lo scoglio de La Formigue da lasciare a sinistra prima di far rotta sulla Giraglia.
La navigazione si fa molto impegnativa con vento fresco a raffiche. Cominciano gli incroci con altre barche anche loro a tutta: in un attimo ci troviamo davanti un’imbarcazione con mura a sinistra che non ci dà la precedenza e che evitiamo per un pelo entrando nell’angolo morto del vento.
Se avessimo preteso la nostra precedenza la collisione sarebbe stata inevitabile.
I brividi non finiscono. All’incrocio successivo siamo noi mure a sinistra: poggiamo per lasciare il passo cercando di puntargli la poppa per non perdere acqua. Una raffica e la ritardata lascata del Genova ci manda in straorza. Passiamo a poppa per pochi centimetri. Anche questa è andata.
Il brivido è impressionante: per qualche attimo nessuno parla.
Procediamo molto sbandati: il vento rinforza e c’è onda.
Poco più avanti abbiamo la conferma che la situazione non è da velisti dilettanti: una delle imbarcazioni regatanti ha scuffiato e mostra lo scafo, l’equipaggio è sulla zattera di salvataggio e sta sopraggiungendo l’imbarcazione di soccorso.
Passando a pochi metri vediamo che manca la deriva.
Mentre vento e onde continuano a rinforzare, risaliamo nelle stesse condizioni fino allo scoglio de La Formigue che lasciamo alla nostra sinistra alle 20.20. Alla nostra dritta l’Ile du Levantes.
Facciamo rotta sulla Giraglia mentre ad est cala la sera; issiamo spi perché siamo dei temerari.
La fortuna non è dalla nostra: la drizza di spi si incattivisce e nell’ammainata lo spi finisce in acqua; una parte si impiglia nel candeliere e lo spi si squarcia.
Le imbarcazioni più vicine recuperano e ci superano: anche loro pronte a dare spi, in queste condizioni di vento e di mare ci ripensano.
Siamo completamente esposti al mare ed al vento, ma finalmente dopo sei ore di navigazione faticosa a contrastare la forza del vento e del mare, il VAEM terzo si raddrizza e la navigazione si fa un po’ più piacevole. Giorgio, unico a scommettere di resistere al mal di mare, va sotto e ci prepara una pastasciutta indimenticabile.
Una pastasciutta al buio in pozzetto con il mare mosso e il VAEM che plana su onde che intravedi, ma senti in tutta la loro forza, è meglio che una cena al Gambero Rosso. Quando superiamo l’Ile du Levantes, sentiamo il vento da SW che picchia. Planiamo a 10 nodi su onde che non vediamo. Roberto sta timonando da più di 8 ore senza che il mare gli abbia mai dato tregua. Verso le 23 accendiamo le luci del ponte e prendiamo una mano di terzaroli. A qualcuno viene in mente quando lo si faceva al corso, col sole e in acque calme con poco vento. Qui è tutta un’altra cosa. Notte, mare che adesso è davvero cattivo, vento SSW a non meno di 25 kn, onde che ci colpiscono al giardinetto obbligando a continue correzioni: Roberto ordina di indossare cinture di sicurezza e giubbotti. Se guardiamo gli spruzzi che ogni tanto da prua innaffiano il pozzetto, ci sembra di essere sul set di un documentario su Capo Horn. 
Dopo 12 ore, Roberto chiede il cambio e Giorgio lo sostituisce. Il primo turno scende a dormire, o meglio a cercare di riposare. Arrivare alla cabina di prua è una lotta che impegna per 10 minuti. A voi immaginare cosa sia sdraiarsi tra vele, sacchi e indumenti sparsi di chissachì e cercare di addormentarsi. Chi resta in pozzetto ne avrà per altre due ore buone. Durante la notte si alternano al timone Giorgio, Andrea e Paolo. Verso le cinque finalmente si può togliere la mano di terzaroli e chi è di turno si gode i giochi dei delfini vicino al Vaem.
Ci ritroviamo tutti in pozzetto verso le nove con un sole insperato e un mare più accettabile. Qualcuno riesce anche a bersi un caffè. Si intravede in lontananza la Corsica e issiamo il nostro terzo ed ultimo spi disponibile. Le raccomandazioni del capitano assomigliano molto più a minacce che a benevoli richiami. Lo spi a riva si gonfia e navighiamo a 7.5 nodi anche con un vento ormai placato.
È dalla partenza che non scendiamo mai sotto i 7 nodi con punte di 8/9.
Ora il sole è pieno e ci rilassiamo tutti. A 21 miglia dallo scoglio della Giraglia pensiamo che il più sia fatto.

   
VAEM terzo

VAEM terzo
Giovedì 12 giugno.
Alle 21.00 a bordo del Vaem terzo si stappa una bottiglia di champagne: dopo una navigazione davvero impegnativa, abbiamo finalmente passato la Giraglia.
In prossimità del mitico scoglio il vento si spegne obbligandoci a un nordeggio estenuante, ma il Vaem terzo si difende bene dai concorrenti che tiene a vista.
Inseguiamo anche il minimo refolo di vento, ma alla fine siamo costretti ad ammainare lo spi a circa 4 mg.
All'allineamento tra il faro e barcaggio, in prossimità di un paesino all'estremo nord della Corsica comunichiamo il nostro passaggio alla barca comitato. Ce l'abbiamo fatta.
Appena superiamo lo scoglio, si affaccia il mistral: sarà una notte impegnativa, l'ultima notte di regata.
Sfiniti, ma soddisfatti facciamo rotta su Genova 347.
   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

VAEM terzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

VAEM terzo

VAEM terzo

VAEM terzo

Venerdì 13 giugno.
Si attendeva il maestrale e il maestrale arriva. E per fortuna non è il forza 6 che qualche menagramo aveva annunciato.
Doppiata la Giraglia, il Vaem terzo finalmente parte a 6/7 nodi.
Lasciamo subito alle spalle le imbarcazioni che doppiano il faro insieme a noi. Buon segno: ora è una corsa diritta verso nord, diretti su Genova, tempo permettendo.
Il cielo offre un'incredibile varietà di colori e poi, lentamente, fa buio: la notte è piena di stelle e se non fosse che bisogna far viaggiare il Vaem Terzo, staremmo a guardarle con il naso all’insù.
Sul mar della Corsica, a sud, è annunciato tempo davvero brutto; a nord però, sul mare della Liguria, già si intravedono lampi lontani a illuminare le nubi.
Dobbiamo fuggire il mal tempo da sud e sperare che a nord la perturbazione si sposti prima del nostro arrivo.
Le luci dei traghetti che ogni tanto incrociamo, i riflessi di luce del plancton quando i delfini saltano di fianco al Vaem, e le piccole luci di navigazione di qualche imbarcazione avversaria sparse lontano sul mare ci tengono compagnia.
In pozzetto stasera, come spesso avviene, si è troppo stanchi per parlare e ciascuno cerca di concentrarsi sui propri compiti o di riposare come può.
In una regata d’altura, la stanchezza, è un elemento non secondario: perdere concentrazione significa perdere acqua, commettere errori e, qualche volta, esporsi a rischi.
Ora siamo davvero tutti molto stanchi. Chi resta guarda con un po’ d’invidia il primo turno andare a riposare sotto coperta. Solo Marco timona felice guardando le stelle e ignorando per un po’ i riferimenti degli strumenti preferendo puntare sull’Orsa Maggiore.
Alle 5.30 il vento cala e ruota verso il terzo quadrante. Si decide di dare spi e quindi Marco e Andrea sono svegliati per armarlo. In realtà il vento non convince e i due poveretti tornano a dormire.
Alle 6.30 il vento da poppa sembra più costante e Roberto viene svegliato per issare lo spinnaker dopo neanche mezz’ora di sonno.
Con lo spi issato il Vaem Terzo riparte. Con il chiaro cominciamo a tenere d’occhio le tre-quattro barche che si intravedono all’orizzonte. Siamo a 25 miglia da Genova e il leggero SW che ci spinge  sotto spi ci consente 6 nodi. Dove saranno il Falco, il Dolphin e, soprattutto, gli amici del Lally me?
Dopo 10 miglia di navigazione abbiamo le prime conferme che le previsioni meteo della sera precedente non erano così sbagliate. Di fronte a noi l’orizzonte è nero, solcato in continuo dal rosso dei fulmini. Qualcuno indica a prua e si vedono una, poi due, tre trombe d’aria spostarsi sulla linea bianca che separa il mare dal nero del cielo.
Ecco, questo è il tipo di cose che proprio non ci piacciono. Lo spettacolo è straordinario, ma ci coinvolge troppo da vicino per poterlo godere appieno.
La decisione di Roberto è ammainare immediatamente lo spi. Comincia il carosello delle vele. Viene issato il fiocco olimpico, si discute brevemente se prendere una mano di terzaroli per affrontare il temporale o tenere randa piena per guadagnare un po’ di velocità. Siamo in regata e quindi si sceglie per la velocità. Il temporale potrebbe ancora risparmiarci…
Il vento gira verso nord obbligandoci a una rotta  più poggiata. Non abbiamo più Genova nel mirino, ma dobbiamo risalire di bolina.
Il temporale non ci risparmia: ce lo annuncia con un tuono che pare un’esplosione e uno scroscio d’acqua. Ora la pioggia è un diluvio. Piovono anche ordini dal pozzetto e quelli che sono andati a prendersi la cerata devono risalire di corsa. Giorgio, cerata e cappellone rossi, impassibile al timone, pare il capitano Achab. Le trombe d’aria si sono spostate verso levante o si sono sciolte e questo comunque ci tranquillizza parecchio.
Entriamo in una zona di calma di vento che intanto ruota nuovamente verso il terzo quadrante: non riusciamo a filare, il traguardo sembra allontanarsi. Ammainiamo il Genova leggero e torna su lo spi.
La costa si materializza a poco a poco e anche le imbarcazioni sparpagliate per il mare ora sembrano convergere insieme verso i 44°22’.670 Nord e gli 8°58’.860 Est dove è posizionata la linea d’arrivo davanti a Boccadasse. Cerchiamo di non scadere per non subire la beffa di un sorpasso in vista dell’arrivo.
È la volata finale. Siamo tutti molto concentrati e si sente solo la voce di Paolo che continua a dare velocità, rotta e distanza. Col binocolo si cerca di individuare la linea d’arrivo, tra la boa gialla e la barca Giuria.
Il Vaem terzo è ingaggiato da un First 40.7 proprio quando il vento ruota di nuovo, obbligandoci ad ammainare spi. Issiamo il Genova leggero.
La linea d’arrivo ora è lì davanti: il First 40.7 non molla ma non recupera; noi riusciamo a non scadere, loro invece devono fare un’altra virata. Non ci prendono più.
Alle ore12.33’.02’’ dopo 46 ore e 13 minuti di navigazione passiamo la linea lasciandoci la barca giuria a dritta e dando via radio nome e numero velico della nostra splendida barca.
Siamo felici come ragazzini: abbiamo l’impressione di essere andati bene e, soprattutto, siamo arrivati.
Ammainiamo ed entriamo in porto a motore per le pratiche d’arrivo allo YC Italiano (compresa una buffa dichiarazione del capitano che dà la parola di non aver usato il motore in navigazione).
Qualcuno sente dire sul First 40.7:  “sono quelli che ci hanno bastonato”. Sono soddisfazioni.
Rivediamo barche ed equipaggi conosciuti a Saint Tropez che ci hanno accompagnato in questi due giorni e due notti da qualche parte, nel mare.
È stata un’esperienza grandiosa, ma probabilmente siamo troppo stanchi per godercela ora.
Ci aspettano altre 50 miglia per riportare la barca a La Spezia. In navigazione chiamiamo casa e ci dicono che ci sono i primi risultati in Internet. Incredibile: siamo settimi di categoria e 51 in assoluto su 235 partenti.
Ci gasiamo come matti, poi torniamo a pisolare accovacciati dappertutto, sulla barca.
Ci è andata bene.

E gli amici del Lally me?
Dopo una partenza in ottima posizione, hanno patito un sacco di problemi: persa la stecca randa, hanno dovuto bolinare faticosamente sul mare agitato fino al lasco del mattino verso Giraglia dove si è strappato lo spi. Nella risalita verso Genova, dopo un buon traverso, una piatta pazzesca li penalizza. Quando a sera passano la linea del traguardo, non sanno che li aspetta ancora la prova più difficile: il trasferimento verso La Spezia con onde di 3 metri e grandine grossa come biglie. Quando ormeggiano questa mattina sono sfiniti. Qualcuno mostra i segni della grandine sulle mani.
Ce l’hanno fatta anche loro e questo è un buon motivo per congratularsi e bere un caffè insieme.

   
VAEM terzo

VAEM terzo

VAEM terzo

Ringraziamenti.
Ringrazio anzitutto l’equipaggio per avermi permesso di vivere quest’avventura insieme, credendoci, dandomi fiducia (anche nei momenti di difficoltà vera) e stabilendo un clima bellissimo sul Vaem Terzo.
Ringrazio Andrea, prodiere, acrobata e comico di bordo, per essere riuscito ad armare e disarmare di tutto in pochi secondi, anche con il mare alla gola, a darmi il cambio al timone anche in  condizioni pessime e sempre urlando battute irripetibili controvento.
Paolo, tuttofare, dal timone all’albero, che ha fornito i loghi degli sponsor ed è stato calato ad applicarli sullo scafo in mezzo a milioni di meduse agguerrite, che ha saputo manovrare lo spinnaker da paura, che abbiamo rischiato di perdere in  mare, che non ha mai saputo tenere la bocca chiusa nemmeno nei momenti in cui sarebbe stato meglio pregare in silenzio, e che, dopo un collasso in mezzo al mare, riprendeva il suo posto da sgobbone come nulla fosse.
Davide, che alle drizze prendeva ordini da tutti e pareva Beethoven lanciato in un prestissimo in mezzo al mare e quando sbagliava nota doveva pure sorbirsi coloriti improperi, senza mai perdere il suo sornionico buon umore.
Claudio, alla randa, da cui non si separava più nemmeno di notte, subito finito a fare il reporter di bordo per tenere aggiornato il mitico sito www.vaemterzo.it, che più che un debuttante mi è parso uno che ha vissuto tutta la vita in mezzo al mare e al vento.
Giorgio, tailer di sinistra e anche lui tutto fare, sempre calmo e sapiente, che al timone sembrava Achab e che, vero velista, faceva quello che gli chiedevo anche quando si capiva che non era per nulla d’accordo.
Marco, tailer di dritta e braccio spi, silenzioso, preciso e gentile, che sembrava di non averlo nemmeno a bordo e invece per fortuna che l’avevamo, soprattutto nei momenti difficili.
Michele, braccio e jolly, pacato e qualche volta un po’ preoccupato, che ha saputo integrarsi splendidamente nell’equipaggio ed essere d’aiuto a tutti senza mai farla pesare.

Ringrazio tutti gli sponsor grazie ai quali è stato possibile partecipare a questa avventura in maniera competitiva per i materiali nautici ed i servizi forniti:

AEGI CLAMPS
AKRON
CALDIC
GOA
GR GROUP
INALCO
LTH PARTNERS
VIVERELAVELA
ZEON ITALIA

Ringrazio Simonetta Gola, che ha fatto in modo che le nostre info arrivassero puntuali sul sito.

Ringrazio Marco Pomi, velaio ELVSTROM SOBSTAD, e Natale per i preziosi consigli che solo dei velisti esperti come loro possono dare.

Ringrazio infine tutti coloro che da casa ci hanno seguito e sostenuto da casa, perché anche questo ha fatto la differenza.

Roberto Personi.
 

 

 

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